martedì 15 aprile 2008

BINGO 2: adesso guardiamo in casa nostra

boselli si dimette. questa è la notizia.
non credo che boselli sia più colpevole di altri. di chi si è ostinato a raccontare che in italia è uno scandalo che non ci sia una fabbrica di telefonini; di chi ha impedito che a roma si facesse una campagna elettorale unitaria invece che faziosa; di chi ha preferito tenere in piedi un partitino piccolo, ma controllabile, piuttosto che lanciare una grande offensiva laica e riformista non al partito democratico - che legittimamente fa le proprie scelte - ma al paese; di chi impedisce la crescita di forze intellettuali nuove e preparate. la mentalità ristretta della setta e della minoranza da conservare, propria dei quadri medi di questo partito, ha causato la debacle che è sotto i nostri occhi. retaggi di un modo di vivere la politica quello si sorpassato. facciamo immediatamente un congresso e stabiliamo poche regole meritocratiche, senza più paure e con nettezza. a dispetto dei nanetti (questi si) che hanno gestito il cuore del partito fino ad ora, preoccupati solo della loro personale sopravvivenza, una classe dirigente è già pronta fatta di donne e uomini, giovani e meno giovani.si, boselli ha fatto a bene a dimettersi, ma non deve farlo da solo: mi aspetto la stessa dignitosa autocritica da parte di molti dirigenti, che facciano un pubblico mea culpa. e mi aspetto un congresso dopodomani, non entro l’estate….

5 commenti:

Giuseppe Gallo ha detto...

Scusa, Maria, se intervengo in una discussione che non dovrebbe riguardarmi (sono un socialista liberale, ma che ha aderito al PD). Non capisco questa smania delle dimissioni. Intendiamoci, Boselli doveva darle per correttezza (credo che abbia sbagliato politica, ma è un uomo intelligente e onesto, anche intellettualmente onesto). Ma perché chiedere un azzeramento della classe dirigente?

Da una quindicina d'anni a questa parte voi date a chi vi segue l'immagine di un partito litigioso, sempre pronto alla resa dei conti per una manciata di voti. Non mi sembra una bella immagine.

Da esterno, io piuttosto vi domanderei: ma qual è la vostra strategia? Qual è il vostro scopo? Ricostruire la sinistra in Italia? No, questa è un'ambizione troppo superiore alle dimensioni di una piccola forza. Difendere il simbolo? Va bene. Ma per fare cosa? E soprattutto con chi?

La Rosa nel pugno è stata un'esperienza positiva? Senz'altro. Ma andava bene per vivacchiare. E adesso che in parlamento c'è un'unica forza riformista? Il PS può essere antagonista al PD? E' un obiettivo serio, realistico? Non sarebbe più logica una collaborazione? Non è nella famiglia dei riformisti che si inserisce il PS?

Ecco, io vi porrei queste e altre domande di questo genere. Non so se vi interessino. Però, secondo me, discutere con i coltelli in mano non vi servirà a molto.

Prof. Maria Squarcione ha detto...

rispondo solo in parte. compiutamente lo farò più tardi. non si tratta di smania di dimissioni. chi perde dovrebbe dimettersi e questo boselli l'ha responsabilmente fatto. ripeto che dovrebbe essere in buona compagnia primo perchè non ha perso da solo, secondo a causa del colpevole comportamento che ho analizzato nel post. e poi è facile: chi ha dimostrato di essere incapace se ne deve andare, tutto qua.

Prof. Maria Squarcione ha detto...

seconda tranche.
allora, la rosa nel pugno è stata un'esperienza positiva e un progetto politico-culturale come non se ne vedevano da diversi anni. e quindi non andava bene per vivacchiare, ma rischiava di diventare un fatto importante. forse per questo è stata ampiamente osteggiata dalle classi dirigenti dei due partiti - ricordo che la crisi è stata di leadership e non di militanza, anche perchè dopo tanti anni, i socialisti sono riusciti ad intercettare un voto di opinione come dimostrano i risultati elettorali di roma, ad esempio - e si è conclusa con un nulla di fatto. il risultato a lungo termine è stato il disfacimento dell'asse laico-socialista con l'arruolamento dei radicali nelle file del pd e il sostanziale annientamento dei socialisti all'insegna del voto utile.
per quanto riguarda l'unica forza che rappresenterebbe il riformismo, cioè il pd, ricordo a tutti i sinceri democratici di questo paese - non voglio dire di sinistra, per non utilizzare formule ormai desuete - che sono
rappresentati in parlamento dalla sen. binetti e da tutta l'area teodem. se ne facciano una ragione, tutti coloro che hanno votato in massa il pd.
dunque, gentile giuseppe gallo, il problema è proprio questo: non risiede nel progetto di governabilità proposto dal pd, da parte di una grande forza riformista, ma dal profilo clericale che questa forza riformista ha via via sempre più assunto e solo per motivi squisitamente politicisti. ora, nessuno può pensare di evitare il dialogo con i cattolici - siamo tutti cattolici, direttamente o indirettamente, in italia - o di evitare il confronto anche con le posizioni più oltranziste e integraliste dell'ala cattolica, ma quello che si pretende, da parte dei laici, è di non militasre nello stesso partito. possiamo andare ovunque, fare allenaze con chiunque (o quasi), ma nella chiarezza delle proprie origini, della propria identità e dei criteri dai quali far discendere il proprio futuro.
quindi la prospettiva che "ci" diamo è quella di combattere la cultura della paura, di eliminare le ingessature di una società come quella italiana, costretta in medievali strettoie di prassi politiche e di approcci culturali. questo sicuramente è un progetto ambizioso, ma se così non fosse, staremmo tutti nel comodo, omologato e conformista partito democratico dove è possibile tutto e il contrario di tutto...

Unknown ha detto...

Giusto. Quindi votiamo Alemanno.

Prof. Maria Squarcione ha detto...

no, mi dissocio. io alemanno non lo voto.